Lo studio circolare

“La piccola stanza, di forma circolare, adornata di arazzi rifiniti nei minimi particolari e illuminata, nonostante fosse ancora giorno, da un faretto rosso, si stringeva intorno non tanto alle file di libri ammassati a ridosso delle pareti, non tanto a quel maestoso ritratto che un tempo avrebbe attirato l’attenzione di tutti i visitatori, quanto piuttosto al viso di un uomo che giaceva supino su di un tappeto in pelle d’orso con un pugnale conficcato nel cuore ed una croce adagiata sul petto, le cui finiture dorate risaltavano contro l’abito lungo e scuro della vittima e gli avrebbero conferito l’aspetto di un santo pronto per la sepoltura in un qualche luogo sacro, se solo quel pugnale non avesse raccontato la storia di una morte violenta e l’espressione sul suo volto non avesse indicato un’angoscia che Gryce, nonostante i molti anni di esperienza, non riuscì a identificare, proprio perché non aveva niente della paura, del dolore, della sorpresa o di qualsiasi altra emozione che resta dipinta sul viso di chi è stato vittima di un assassinio improvviso”.

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Condotti a rotta di collo sulla scena del delitto dalla funambolica penna di Anna Katharine Green, sarete in grado di svelare il mistero de “Lo studio circolare”?

Riportata all’attenzione della critica e del pubblico italiano, dalla quale è stata al meglio ignorata per più di un secolo, Green costruisce un delitto della camera chiusa (fin troppo ermeticamente!) in cui il detective Gryce sarà chiamato a fare i conti con misteri bizzarri quali un sistema di faretti colorati apparentemente inutile, un congegno letale che mai dovrebbe essere azionato, una scia di lustrini lasciata cadere da una misteriosa visitatrice, delle finestre irraggiungibili collocate sotto l’altissima volta del soffitto, un maggiordomo allucinato che tenta invano di fornire la propria testimonianza, il ritratto di una giovane donna che pare dominare l’intero ambiente domestico ed una gabbia per uccelli dalla quale risuona l’inquietante grido “Ricorda Evelyn!”. Nel corso dell’indagine, Gryce si troverà a lavorare fianco a fianco con una vecchia conoscenza: Miss Amelia Butterworth, irreprensibile membro dell’alta società americana, nonché irresistibile detective improvvisata, a cui risulta quasi impossibile tenersi fuori dalle indagini della polizia.

“Lo studio circolare”, oltre a mostrare un intreccio ingegnoso e coinvolgente sulla cui passerella sfilano personaggi dalla sorprendente profondità psicologica per i canoni del romanzo giallo, saprà mostrare, al lettore così acuto da scavare oltre la superficie lastricata dalla trama, un’esegesi ben più profonda e – ancora una volta – insolita per il genere letterario a cui l’opera si ascrive. La circolarità della stanza in cui viene consumato il delitto è infatti la stessa che affligge le esistenze dei protagonisti, vittime inconsapevoli di un passato da cui sembra impossibile sfuggire.
La pubblicazione del romanzo di Green costituisce una novità pressappoco assoluta in Italia, in cui il numero di traduzioni dei romanzi dell’autrice, a fronte di una produzione di oltre quaranta opere, si conta sulle dita di una mano. Con 114 anni di ritardo, “Lo studio circolare”, ad opera della cosiddetta Mother of Mystery, offre finalmente i suoi enigmi ai lettori italiani.
La sfida, per chi voglia lasciarsi coinvolgere dal macabro gioco del delitto, verrà lanciata prossimamente da RuM Corp.(se) in collaborazione con Nero Press.

One Response to Lo studio circolare
  1. […] più meritevole di lode e di attenzione appare dunque il lavoro svolto da RuM Corp.(se) Localisation Pro, che ha curato la traduzione e la prima edizione italiana de “Lo studio circolare”, […]